Harry Potter, nuova edizione con le copertine di Michele De Lucchi

È il primo progetto internazionale creato da un artista/architetto che con il suo Circle multidisciplinare di artisti ha sviluppato un concept basato sulla reinterpretazione dei codici di Harry Potter attraverso una visione contemporanea, dando forma a scenari epici per i futuri lettori di Harry Potter.

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L’immaginario di ogni lettore è chiamato a dialogare con la ricerca architettonica dello studio AMDL CIRCLE, ispirata alla filosofia delle Earth Stations, tipologie architettoniche visionarie che riflettono sui temi della contemporaneità.

Per le copertine sono stati scelti personaggi colti in momenti fondamentali e architetture evocative per ciascun libro, perché le architetture sono emblematicamente forme che contengono la vita e i sentimenti umani e hanno reso la situazione epica senza disturbare l’immaginazione che rimane libera di dare forma ai personaggi come ciascuno vuole. 

Harry Potter copertina De Lucchi

Il concept gioca con la luce nelle varie ore del giorno, mette i paesaggi in evoluzione e usa anche un font tipografico nuovo e variabile – che da bastone diventa graziato – frutto della collaborazione con i designer svizzeri Elias Hanzer e Fabian Harb (Dinamo).

Un font con la particolarità di adattarsi e modificare il suo aspetto mantenendo una coerenza nel disegno del carattere cambiando impercettibilmente dal primo al settimo libro.

In questo modo le copertine riflettono l’evoluzione e la crescita di Harry Potter stesso nei sette libri e dei personaggi in una sorta di crescendo musicale.

Michele De Lucchi

«La fantasia alimenta la fantasia, – dichiara Michele De Lucchi – le visioni alimentano le visioni. Tutta la nostra immaginazione è un processo di trasformazione, un divenire che si nutre di altre visioni consone e non per forza coerenti.

Nel progetto delle copertine di Harry Potter, con il mio studio AMDL CIRCLE abbiamo inserito elementi iconici della nostra ricerca architettonica per amplificare l’immaginazione del lettore e l’iconografia di Harry Potter attraverso scenari mai visti finora, ponendo il genere fantasy in dialogo con l’architettura contemporanea. 

Le ambientazioni che ne derivano vogliono creare un ponte tra l’immaginario collettivo su Harry Potter e l’immaginario di ciascuno di noi.

Quando lasci correre la mente, non cerchi subito un filo conduttore. La fantasia e la creatività rendono sempre più ricca e gratificante l’esistenza e l’architettura può contribuire ad alimentarle. 

È stato bello animare i nostri edifici con le storie fantastiche di J.K. Rowling perché dall’intreccio sono nati nuovi paesaggi immaginari.

 Tutti abbiamo paesaggi immaginari nella mente e nel cuore, scaturiscono dall’incontro tra il mondo esterno e il mondo interno dove si mescolano ricordi, emozioni, sentimenti. Ogni volta che aggiungiamo un’immagine e un racconto alla memoria questi paesaggi immaginari cambiano perché cambia la possibilità di assemblare i pezzi, così anche la fantasia si alimenta e cresce.»

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